Nicola Piccenna, 56 anni, giornalista pubblicista

Sposato con Franca da 32 anni e qualche mese; quattro figli fantastici.
Perito in informatica e detentore di brevetti industriali nel campo dell'informatica, dell'elettronica e della meccanica, nel 2004 sono entrato nel mondo dell'informazione giornalistica fondando il settimanale "Giornale della Sera". Mi accorsi che molti fatti che creavano pregiudizio allo sviluppo della Basilicata e compromettevano l'economia della gente lucana erano del tutto sconosciuti se non addirittura mistificati agli occhi dei lucani. Mancava alla stampa locale quel giornalismo d'inchiesta che, in altre regioni e nazioni, riusciva a contenere e limitare gli abusi e l'oppressione dei più deboli a vantaggio dei cosiddetti "colletti bianchi". In pochi anni e grazie al prezioso contributo di un giornalista esperto (Nino Sangerardi), le inchieste giornalistiche del "Giornale della Sera", poi proseguite dal settimanale "Il Resto" e "L'Indipendente Lucano", determinarono uno stravolgimento del quieto ed omertoso ambiente lucano sollecitando, tra l'altro, anche altre testate ad assumere posizioni più determinate e libere.
"Lei ci ha fatto conoscere cose che non avremmo mai immaginato potessero accadere proprio in Basilicata". Questo fu il commento di alcuni alti funzionari di un importante presidio dello Stato Italiano preposto alla tutela dell'Erario e della Finanza Pubblica all'uscita delle prime raccolte degli articoli pubblicati dal "Giornale della Sera" e da "Il Resto" e L'Indipendente Lucano, poi. E di notizie ve ne furono di incredibili ed esclusive: incarichi regionali assegnati senza alcuna evidenza pubblica e quelli con modalità di gara singolarissime; investimenti europei per la gelsibachicoltura finiti nelle tasche di noti politicanti nostrani e dei loro stretti parenti; intrecci massonici e cuginanze giudiziarie; favori bancari a magistrati e cartolarizzazioni contrattualizzate in Inghilterra; banche usuraie e magistrati insabbiatori; avvocati infedeli e strenui difensori della legalità; omicidi irrisolti per grave negligenza dei magistrati; corruzioni varie anche in atti giudiziari; petrolio lucano e petroliere arrugginite; politici furbi e lucani costretti a pagare per un posto di lavoro. E tanto altro... Tutto raccontato con nomi e cognomi, con documenti ed immagini.
Una storia che ha cambiato la Basilicata, ha svelato "di che lacrime grondi e di che sangue" il potere spietato che soggioga la Basilicata, una storia resa possibile da un manipolo di amici (non associati per delinquere, come scrisse un PM materano). Pochi amici che hanno fatto della trasparenza, del coraggio e della lotta per la libertà d'informazione e la legalità il principio ispiratore di un nuovo e sconosciuto rinascimento lucano o, forse, Italiano.
Quello che è stato realizzato sino ad oggi è cronaca, consegnata alla storia recente e documentata dalle pubblicazioni di cui diamo evidenza dettagliata in altra parte del sito.

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